A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
.
 
 
 
   
 

LUIGI UGOLINI

Scritti dal passato.

LUIGI UGOLINI
Luigi Ugolini, Firenze 1891-1980: scrittore, giornalista, poeta e pittore. Autore di oltre 120 opere a stampa; ha scritto per il grande pubblico e per la gioventù. Varie sue opere sono state tradotte in films. Molti suoi romanzi tradotti in varie lingue. Pittore ebbe al suo attivo varie mostre personali che ottennero successo di pubblico e di critica. II poemetto che presentiamo e tratto dal volume di poesia "Ex corde" e fu scritto nel 1916 a Cremona dove Ugolini si trovava, con il grado di sottotenente, appena uscito dall'Accademia militare di Modena. II volume fu molto lodato di illustri personalita dell'epoca, quali Grazia Deledda, Giovanni Marradi, Ferdinando Paolieri il quale dedico al giovanissimo, sconosciuto autore, alte parole di lode, pubblicate sui quotidiano "La Nazione" di Firenze, vaticinando per il giovane artista un luminoso avvenire. L'opera di Ugolini e stata onorata da numerosi premi letterari in Italia ed all'estero.


STRADIVARI POEMETTO
di Luigi Ugolini
Niun sa il tuo volto; ma lo penso austero e paziente, co' muscoli del labbro contratti alla ricerca del pensiero
creatore, a lo sforzo dell'intaglio.
Non penso suI tuo collo lo sparato di pizzo co' I'anella delle chiome, rna la casacca rude dell'usato
taglio di chi lavora. Era il tuo nome oscuro, ma sonoro come un'onda d'organo, o un largo suono di viola. II tuo regno: una stanza umile e sola, il tuo tesoro: un luccicar di ferri teglienti, e un'odorosa biancheggiante barca di legni che sapean fragrante ragia d'abeto e un sano odor di bosco.
Nel fondo oscuro, crepitavan, sole voci sommesse, Ie belle assi bianche d'acero, in fondo ove non era sole.


II.
Una luce rossastra come lampa di chiesa tremolava, s'allungava, e facea scorger I'ombra. Co' la zampa
ferrata, fuori , da un vicino chiuso un cavallo battea come protesta
di quel silenzio. Lungi voci gravi rompeano I'eco, voci delle ronde. II silenzio e la notte: e tu vegliavi!
La penombra vedea I'esperta mano saltellare sui legni e ti plasmava d'ombre la faccia magra. Lento, piano,
sapiente cerusico, la lama
esperta dell'officio adoperavi a ingentilire il curvo legno, a dare a quelle fibre mute echi soavi .. .
... solo il tuo cor sentivasi pulsare ...


III.
Lavoratore tacito, la voce
tua conoscesti, o lavorasti muto
un secolo per voto sovrumano?
Non volea voci il mistico lavoro:
I'occhio, e la mano, e il vigile istrumento,
e la paziente tua serenità ...
E tacevi e studiavi. Con arguto
scandaglio vivo de la tua pupilla,
ogni angolo, ogni curva, ebbe un mistero
da te svelato: ogni angolo un sonoro
scrigno di melodie, per te ogni curva
fu la miniera d'una voce d'oro.
S'insinuo la sgorbia nei meandri
dell'acero, la subbia nell'abete
scavo misteri di concavita.

E una fascia di serica striatura, flessile come femina silvestre fu dei due copri l'esile cintura.
E fu un fragile corpo nelle rudi mani del creatore, creatura fatta d'alito ... e dentro al corpicciuolo,
l'oscura misteriosa cavità.
Era lo scrigno della voce tua, lavoratore tacito, laddove l'avevi messa con un tuo secreto per donarla alla fragil creatura ... Ed era lì sepolta e ignota a tutti e a te. -L'avresti suscitata quando fosse perfetta l'opera ... chè ancora la creatura era silente e muta.


IV.
Si compiva il miracol. Riudirebbe la voce sua l'artista, quella voce ignota pur a sé ch'egli sentiva cantar nel petto ritmica, veloce.
Venìa su dal suo core, rifluiva una dolcezza strana a rimirare quel vacuo legno ch'egli ave a formato. Un tremor come presso ad un altare ...
E non ardìa l'esili tese corde che di sfiorarle, pe'l terror che udisse volar da quelle un balenìo discorde.
E ascoltava, traendosi da un lato le ciocche de' capelli dall'orecchio, aspettava vanisse l'ululato
d'un cane, o il respirar della città ...
Volea silenzio per udire il timbro della sua voce ignota ... e non osava .
... Ora ... non più che il palpito del core, che non tacea, che non avea sopore ...
lento tese le mani, e avea vicino un ricurvo pesante arco di crino,
un'arco di vivuola, un ponticello di giunco da gettar sopra il ruscello del suono. Co' la punta de le dita l'innalzò nella mano rattrappita,
alzò il fragile legno, pauroso di quell'esilità: padre amoroso
che alza il bimbo malato dal suo letto lieve, per non far male al cor diletto,
e posò alla sua spalla il delicato fragile corpo ritenendo il fiato.
Ora ... al suo tocco incerto ... ecco ... la
[corda fremé, vibrò, ... ma ne la notte queta s'udì sola una nota breve e sorda.
Una nota di spasimo, contratta che volea dir ma non poteva, roca come di pianto, esile, contraffatta ...
... Tacque ... poi ... ritcntò. Forse ... la
[mano tremava .. . forse ancora che un ignoto rumor giungeva a turbar di lontano?
E ritentò .,. Si levò aspro un rozzo soffocato vibrare ... e poi l'arcata vanì per la stanzuola in un singhiozzo.
Quella la voce sua che udiva? pari al mugolìo del vento nelle imposte che fischia ai mal connessi casolari?
Fissò la misteriosa cavità traverso l'esse del bel piano donde sognava uscisse una soavità
Era seduto fisso a rimirare l'opera vana, era davanti al banco: il sacerdote presso al vano altare.
Quella la voce tua? codesta? pari a roco gracidar? quella la voce del tuo nome sonoro, Stradivari?
E vegliò presso al tavolo di noce.


V.
Paiiente fattura d'alchimìa al rosso della vampa: nell'oscuro della stanzuola un'ombra di magìa.

Un alambicco diafano. Era l'oro
che sorgea da l'incanto co' k mille
iridi fulvc e un crepitar sonoro?

Vampe azzurrine, rosse, d'oro, gialle .. ,
curvo il maestro si vedean le spalle,

sole, con l'arco di chi attento spia,
là, come assorto in una prece pia,

là come assorto da un dolore immenso ...
Acre fragranza mistica d'incenso,

d'essenze ignote, resine preiiose
nella stanzuola e da le misteriose

fessure ignote si spargea nell'aria.
Notte queta, stellata, solitaria

su la città. Mister"ioso razzo
di stella errante arcava il firmamento,
parea sfiorar la croce del Torrazzo.

Maestà queta di serenità
che vegliava il lavoro paziente
fatto fra I"uomo e la divinità.

Barteano i tocchi. Seguitò l'indugio
del taciturno al mistico lavoro .. .
Ecco" l'aurora timida al pertugio

languida s'appressò; fe' impallidire
il lucignolo acceso, sonnacehioso,
che privo d"olio si sent"ia morire.

In quel fremito d'alba rinascente
or la vampa rossastra del lamhicco
ebbe un guizzo sinistr di repente ...

Un crepitare, un gorgogliar represso
dal cavo vetro irridesccntc d'oro,
un sordo scoppio ed un fischiar sommesso.

AvvenÌa la sciagura paurosa ,
Stradivari arretrò, la veste in fiamme
... una vampa s'alzò densa e fumosa ...

Dal fondo oscuro, co' le man piegate
oblioso di sè, lo sguardo fiso
considerò le sue fatiche errate ...

E tacque nel dolor come al lavoro .. .
Veniva giù dal banco una sottile
striscia opalina con riflessi d'oro.

Fluiva densa, diafana, sottile, s'allungava sul suolo tortuosa, un'aurea biscia torpida e gentile,

... si fermò . Filtrava il primo raggio dall'alta feritoia; ... ecco, dal suolo, un riso biondo, biondo come un maggio

sprizzò. La preziosa colatura rinfrangeva quel raggio ... e lo serbava ... Stradivari mirò l'aurea fattura

del suo lavoro paiinte. Lento s'alzò, si curvò al suolo taciturno, toccò col dito il rivoletto spento.

Ed ecco: a terra un duro smalto d'oro un duro smalto limpido e sonoro,

staccò dal suolo il rivoletto ambrato col tremar de lo spirito ridestato,

.. . lo contemplò silente, scrutatore ed un mar di dolcezze era il suo cuore .

... Desioso di sole aprì l'usciolo, uscì all'aperto il tacito usignolo,

uscì dall'ombra, e respirò col raggio primo del sole l'aura mattinale, quel bell'azzurro trepido di maggio .. .

e rientrò nell'ombra. La Fenice del suo sogno, era là, scoperta, vera, era là il rivo d'oro, -la vernice
l'avea sognata, ed ecco alfine ... c'era.


VII.
Un'armonia che trasvolava i cieli ... ad ogni palpitar d'un astro un rivo d'argento, un suon di luce. Lunghi steli

emergean da la terra, ed eran fiori melod'iosi; ... ed eran le corolle campanule d'argento, inni canori .

Un'armonia di luce fra la terra c il firmamento .. . Un'arpa era di baci
luminosi nell'ampia immensità ...

... Assopivan nel buio le città ...

Un anelar profondo, Caldo, pieno d'una gravezza voluttuosa da gli umani . Salìa l'odor del fieno

da le pianure sterminate -Maggio immensa melodìa della natura: inno, coro, concento ogni linguaggio

sussurro, trillo d'ogni creatura ...
In quell'accordo del divin Icuto, in quel vibrare, in quel tinnir di stelle, eri silente solo tu , gran muto.

Tu sol silente. Un lavorìo minuto s'intravedea febbricitar ne l'ombra, lo sfavillare del tuo sguardo acuto ...

Poi ... fu l'artista immoto. Il pio lavoro si cangiò nel mistero de l'altare . Il sacerdote levò l'ostia d'oro

e l'offrì a Dio. Tenea levato in alto il creatore l'opera perfetta ... magico scrigno d'aurato smalto ...

d'umile legno. Diafana durezza dell'opalina mistica vernice ... '" morbide sfumature di carezza.

Ed era lì racchiusa l'armonìa d'un'anima, era l'eco d'un dolore, una voce , un concento, una poesìa,

un universo in quella esilità.
Volea silenzio ... ed il silenzio scese: tutto il creato ogni armonia sospese ...

. ,. Due soli accordi, e il mistico concento trasvolò come un'onda al firmamento ,

toccò gli astri .. . ed in luce si rinfranse .. , Stradivari levò la testa in alto .. . .. . ascoltò la sua voce: <<È questa!» E
[pianse.

LUIGI UGOLINI
Luigi Ugolini, Florence, 1891-1980: writer, journalist, poet and painter. Author of more than 120 published works, he wrote for the general public and for young readers. Some of his works have been made into films . Many of his novels have been translated into other languages. As a painter he had to his credit various shows that were applauded by both the public and the critics. The poem presented here is from the volume Ex cor(ie, written in 1916 in Cremona where Ugolini was living as a second lieutenant after his graduation from the Military Academy of Modena . The book was highly praised by illustrious persons of that epoch, such as Grazia Deledda, Giovanni Marradi and Ferdinando Paolieri, who in the newspaper la Nazione of Florence dedicated words of high praise to this young unknown author, predicting for him a brilliant future. The works of Ugolini have won literary prizes in Italy and abroad.

STRADIVARI POEMETTO
di Luigi Ugolini
No-one knows your face; but I imagine it austere and patient, the lip muscles pursed in pursuit of creative
idea, with the strain of carving.
I don't imagine you with a lace collar at your neck and with curling locks, but in the rough coat of common
cut of a working man. Your name was obscure, but resonant like a wave of organ music, or the full sound of viola. Your reign: ahumble and lonely room , your treasure: the flash of light on cutting blades, and the whitening boat of wood that smelled of fragrant fir resins and a clean odor of forest.
From the shadows came low creaking
[voices,

the lovely white planks of maple , at the back where there was no sun.


II
A reddish light, like a church lamp,
trembled , stretched out
and threw its shadow. The iron
hoof of a nearby horse, outside,
closed in, beat a protest
to the silence. Long deep voices break the echo; voices of the patrol. Silence and the night, and you were
[awake.
The half-darkness saw your expert hand Glide over the wood; it molded shadow to your lean face. Slowly, softly,
wise surgeon, the expert blade
of your vocation you used to wheedle the curved wood, to impart sweet echoes to those mute fibres ...
... only your heart could hear them

[beating ...


III
Silent worker, did you know your own voice, or did you work mutely for a century under some more-than[
human vow?
This mystic labor did not want voices: The eye, the hand, the alert tool, and your patient serenity ...
You were silent and attent. The shrewd calculation of your pupil unveiled the mystery of every angle ,
every curve: every angle a resonant chamber of melody; for you, every curve was the mine of golden voice.

You slipped the gouge through
[meandering maple grain; the drove carved concave mysteries in fir.
A band of silky striping,
supple as a sylvan woman,
made a slender belt for two bodies.
The fragile body in the rude
hands of the creator was a creature
made of breath ... and inside the whole
is the dark mysterious cavity.
It was a jewel box for your voice,
silent worker, where
through some secret all your own,
you had laid it,
imparted it to the fragile creature ...
It was buried there, and hidden from all
and from you. -When your work was
[perfect You would call it back ... but now the creature was still silent and mute.


IV
Miracles were made. His
artistic voice would be heard again,
that voice would be heard again,
that voice unknown even to he who heard
it singing in his rhythmic breast, quickly.
It came from his heart, a strange sweetness
flowed back in his gaze
at that empty wood that he had formed.
A tremor like that before an altar.
And he did not dare but to brush the taut, slender stringes, for terror that he [would
hear fly from them a flashing discord.
And he listened, pulling a lock of hair aside from his ear, he waited for the halt
of a dog's howling, or of the city's [breathing ...

He wanted silence to hear the timbre of his unknown voice ... and he did not [dare
... Now ... there was nothing more than
[the beat of his heart, that would not be silent, that would not sleep ...
Slowly he put out his hands to the nearby bow, heavy, curved, of horsehair,
a bow of vivuola, a bridge of bamboo to throw across the stream
Of sound. With the tips of his fingers, with rigid hand, he Iifted ,
raised the fragile wood, frightened by its delicacy; loving father
that lifts a sick child from its bed lightly, for fear of damage to the beloved [heart,
and rested on his shoulder the delicate fragile body. Holding his breath.
Now ... at his uncertain touch ... there ... [the string quivered, trembled ... but in the quiet [night was heard only one short, deaf note.
A note of spasm, withdrawn , that wanted to say it could not, ragged as a sob, slight, counterfeit ...
... And was silent ... then .,. again. [Perhaps .. . the hand trembled ... perhaps once again a far [unclaimed sound broke in to disturb?
And he tried again ... There rose harshly [the crude suffocated vibration ... and then the bow [stroke vanished in the little room with a whimper.
Was that his own voice he had heard? It [seemed the whining of the wind in the shutters,
" whistling between decrepit houses.
He stared at the mysterious hole, at that smooth surfuce from which he had dreamed there would come
[sweetness ...
He remained seated, gazing at the fruitless work, by his bench:
a priest before a vain altar.
Was that his voice? That? It seemed a raucous croak? was that the voice of your resonant name, Stradivari?
And he stayed awakc by his walnut table.


V
Patient labor of alchemy by the red of firclight, in the darkness or the little room is a shadow of magic.

A diaphanous beaker. Was it gold that sprang forth from the enchantment with a thousand tawny lights and resonant
[cracklings?

Blushes of blue, red, gold, yellow ... onlv the shoulders of the maestro can be , [seen,

bent over as of one who watches closely, there absorbed in pious prayer,

there absorbed by a tremendous pain .. . the acrid mystic fragance of incense,

of unknown esscnces. precious resins in that littlc room, and from the [mysterious

unknown c1cfts, spread out into the air. Solitary, quiet, starred night

over the city. The mysterious flare of an errant star arched across the sky and seemed to brush the cross of Torrazzo.

The quiet majesty of serenity that watched over the patient work uone by man and the divine.

The hour is soundeu. The silent man
persists in his mystic work ...
There! A timid dawn nears the narrow

passage; the lighted lamp
grows pale, sleepy,
and without oil is near to dying.

In that trembling, reborn dawn
the red flush of the beaker
flared suddenly, sinister,

Crackling ; with a repressed bubbling
from the glass hole of iridescent gold
came a deaf explosion and a meek
lwhistling.

In that moment the frightening mischance. Stradivari stepped back , his clothes on [fire ... A dense and smoky flame rose up ...

From the shadow recess, himself and his wounded hands forgotten , his gaze fixed on his futile labors ...

And he was silent in pain as in work ... From the bench there ran down a thin opaline ribbon with golden reflections.

It flowed dense, diaphanous, fine, and stretched out across the rough floor, a golden snake sluggish and benign,

and stopped. The first rays of sun came
[ through from the high window ... there on the floor a blonde grain, blonde as May, lay scattered. The precious trickle reflected the sun ... and held it '" Stradivari gazed at that golden yield

of his patient work . Slowly
he stood up, then bent silently to the floor,
and touched one finger to the still rivulet.

There: on the ground a hard golden [enamel, an enamel clear and resonant.
He flaked off the amber trickle with the tremor of a reborn spirit, ...

and contemplated it silently, [scrutinizing, and his heart was a sea of sweetness.

.. . Wanting sunlight he opened the door,
taciturn nightengale, and went out,

left the shadow, and breathed the first
ray of sun of that morning's dawn, the lovely shy blue of May ...

and returned to the shadows. The Phoenix Of his dreams was there, discovered, real, it was the golden stream -the varnish
He had dreamed of it, and finally there it [was.


VII
A harmony that flew over the heavens ... with every beat of a star a silver rivulet, a sound of light. Long stars

emerged from the earth, and flowers sang ... crowned silver bells, chiming hymns.

A harmony of light between the earth and heaven ... A harp made of luminous kisses in immense spaces ...

... the city grew sleepy in darkness ...

A deep yearning, warm, full
of voluptuous human gravity. The smell of hay rose

From the boundless plains. May the
immense melody of nature:
hymn, chorus, the harmony of every
[language,

Whisper, trill of every creature ...

In that tuning by the divine instrument,
in that vibration, in that tinkling of stars,
you alone were silent, grandly mute.

You alone were silent. A minute labor
went on feverishly in the shadows,
.. , the sparkle of your acute gaze ...

then ... the artist stopped. The pious work was transformed into the mystery of the [altar.

The priest raised the golden host

and offered it to God . He held high
the perfect labor ...
the magic casket of golden enamel ...

of humble wood. A diaphanous hardness
of mystical opaline varnish .. .
soft nuances of caress.

Closed inside was the harmony
of a soul, the echo of a pain,
a voice, a consonance, a poem,

a universe , in that slightness.

He wanted silence ... and silence [descended: creation suspended every chord ...

Only two tunings, and the mystic harmony flew off like a wave to the heavens,

touched the stars ... and was refracted in
[light .. . Stradivari raised high his head .. . and heard his own voice "This is it!" And
[cried.

 
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